Biblioteca Francesco Selmi di Vignola
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Fondo storico e fondi speciali

Storico 6bFONDO STORICO

Il fondo storico della biblioteca comprende oltre 8.000 volumi attualmente in fase di riordino e catalogazione.

Si tratta di un fondo di grande interesse e valore culturale, che rispecchia la temperie intellettuale dell’epoca in cui la biblioteca è stata istituita: vi sono infatti ampiamente rappresentate collane editoriali e opere di carattere divulgativo permeate di ideali tipicamente ‘risorgimentali’, date alle stampe con finalità educative e intenti pedagogico-politici allo scopo di aumentare il livello di istruzione e consapevolezza della popolazione. Il nucleo iniziale della raccolta, costituito dai libri provenienti dal convento dei Cappuccini poi restituiti nel 1941, venne infatti ben presto arricchito da varie donazioni, da acquisizioni del Comune e da ‘depositi’, ossia libri consegnati in deposito temporaneo presso la biblioteca da privati cittadini. Nel 1874, secondo quanto riportato da don Rodolfi, la biblioteca contava in tutto circa 2.800 volumi: 1.037 del fondo claustrale, 1.026 acquistati dal Comune e 740 depositati da diversi cittadini vignolesi.

È composto principalmente da libri moderni, ossia pubblicati dopo il 1830, ma include anche diverse cinquecentine, seicentine e settecentine di pregio.

La biblioteca di Vignola partecipa al Censimento nazionale delle edizioni italiane del XVI secolo (EDIT16), un progetto dell’ICCU (Istituto Centrale per il Catalogo Unico) che ha lo scopo di documentare la produzione italiana a stampa del Cinquecento, effettuando anche una ricognizione sugli esemplari presenti presso oltre 1.300 biblioteche. La base dati descrive edizioni stampate tra il 1501 e il 1600 in Italia in qualsiasi lingua e all’estero in lingua italiana, incluse le contraffazioni coeve e di epoca posteriore.

 

FONDI SPECIALI

I fondi speciali della biblioteca, conservati a Villa Trenti, sono costituiti da raccolte provenienti da donazioni, legati testamentari e acquisizioni.

 

cantelliFondo cartografico Giacomo Cantelli

Giacomo Cantelli (1643-1695), nativo di Monteorsello nel Marchesato di Vignola, fu geografo e bibliotecario di corte del duca di Modena Francesco II d’Este. Uomo colto, d’ingegno aperto, amante delle belle lettere, esperto ed elegante nello scrivere, come lo descrive il conterraneo ed amico Domenico Belloi, intrattenne fitti rapporti epistolari con geografi, scienziati, numismatici, collezionisti ed eruditi italiani ed europei. Incaricato di delineare una carta degli Stati Estensi, di cui purtroppo resta solo un abbozzo, si dedicò anche alla fabbricazione di globi celesti e terrestri di cui si sono perse le tracce. Recentemente è stato ritrovato un globo celeste manoscritto a lui attribuito, conservato presso il Collegio Convitto di Celana nel bergamasco.

Il fondo cartografico raggruppa tutte le carte del geografo vignolese date alle stampe in Roma presso la celebre stamperia dei De Rossi «alla Pace» tra il 1679 e il 1696 (otto furono pubblicate postume). Le mappe, ristampate più volte nel corso degli anni (alcune sino alla fine del Settecento), erano riunite nel Mercurio Geografico, raccolta fattizia di tavole incise commercializzate anche singolarmente, comprendente rappresentazioni cartografiche di Cantelli, Baudrand, Sanson e altri geografi.

Il fondo, interamente digitalizzato, è stato costituito per espressa volontà dell’Amministrazione Comunale nel 1995 in occasione delle celebrazioni per il 3° centenario della morte del geografo. Di alcune carte geografiche, quando possibile, sono stati acquistati sia ‘stati’ diversi (ossia esemplari che rispetto alla prima versione della mappa presentano correzioni e integrazioni significative, talvolta sostanziali, effettuate dagli incisori sulla matrice in rame), sia carte derivate (cioè mappe edite da altri stampatori basate sul modello di quelle pubblicate da Cantelli per i De Rossi).

Nel 1995 è stato pubblicato il catalogo Giacomo Cantelli: geografo del Serenissimo, edito da Grafis in occasione della mostra tenuta a Vignola dal novembre del 1995 al gennaio 1996.

Elenco delle carte

 

Selmi 1cFondo documentario Francesco Selmi

Non è assolutamente possibile esaurire in poche righe la complessità e lo spessore umano di Francesco Selmi (1817-1881), chimico, letterato e fervido patriota, a cui è intitolata la biblioteca di Vignola. Docente di chimica dapprima al liceo di Reggio Emilia e poi presso l’Università di Modena, prese parte attiva ai moti del 1848. Si rifugiò quindi a Torino, dove trascorse undici lunghi anni in esilio. Qui si legò ad altri rifugiati politici di idee liberali e insieme a La Farina, di cui divenne amico, fu fra i fondatori della Società Nazionale per l’Unità d’Italia. Con Luigi Zini, nel 1859, fu tra i promotori della sollevazione degli Stati Estensi e dell’annessione al Piemonte. Dal 1859 al 1860 rivestì le funzioni di rettore dell’Università di Modena e segretario generale del ministero della Pubblica Istruzione del Regio Governo delle Provincie dell’Emilia. Nel periodo postunitario continuò a ricoprire cariche pubbliche di grande rilievo fino a quando assunse la cattedra di professore di chimica e farmacia presso l’Università di Bologna, dedicandosi nuovamente all’insegnamento.

In campo scientifico si distinse per le ricerche innovative sui colloidi e per gli studi di tossicologia, che lo portarono alla scoperta delle ptomaine o alcaloidi cadaverici (sostanze chimiche che si formano nei processi di putrefazione) e ne fecero uno dei fondatori della moderna chimica forense. Si interessò anche di studi letterari, scrivendo egli stesso alcuni romanzi e racconti rimasti quasi tutti inediti. Valente dantista, fu tra i componenti della Commissione per i Testi di Lingua, costituita nel 1860 per volontà di Luigi Carlo Farini.

Il fondo documentario conservato presso la biblioteca di Vignola ha dunque grandissimo rilievo non solo per la storia della chimica, ma anche per la storia del Risorgimento e dell’Unità d’Italia. È stato donato nel 1996 dagli eredi Borsari-Bartoli, discendenti in linea diretta di Vittoria Selmi, una delle figlie del grande scienziato. La copiosa documentazione comprende importanti lettere, manoscritti e opere a stampa provenienti dall’archivio privato del chimico vignolese, insieme a carte ed epistole familiari che offrono un vivido spaccato della vita di una famiglia borghese nella seconda metà dell’Ottocento.

Per quanto riguarda l’ambito letterario, nel fondo sono presenti numerose trascrizioni, in parte autografe, collazioni ed elenchi di codici di diverse biblioteche italiane, appunti, note, bozze incomplete di racconti e scritti, ricerche di carattere documentario e bibliografico da ricondursi in parte all’attività svolta quale membro della Commissione per i Testi di Lingua ed in parte ai suoi studi danteschi. Non a caso tra i corrispondenti di Selmi spiccano i nomi di moltissimi bibliotecari e archivisti delle principali istituzioni culturali italiane.

Ancora più vasta è la documentazione riferibile all’attività scientifica di Selmi: quaderni di laboratorio, prime stesure di articoli e saggi con annotazioni e correzioni, schede, resoconti di esperienze, memorie e numerosissime lettere, che testimoniano i suoi rapporti con i maggiori scienziati dell’epoca.

La donazione comprende anche parte della vetreria originale del laboratorio chimico.

Al momento è in fase di riordino e inventariazione, ma è comunque in larga parte consultabile.

 

borsariFondo fotografico Mario Borsari

Mario Borsari (1883-1930), nato a Modena da una ricca famiglia di possidenti,  fu un grande appassionato di automobili e motori. Nel 1908 sposò Elena Galassi, nipote di Francesco Selmi.

Nella primavera del 1915, al momento della mobilitazione generale, venne inviato in zona di guerra per impiantare a Palmanova l’officina con deposito dipendente dal 3° autoreparto avanzato di Latisana e successivamente fu assegnato a diversi autoparchi e officine automobilistiche: nel 1917 al 2° autoreparto della II armata, sul Medio Isonzo, come direttore del deposito laboratorio, poi all’11° autoreparto con il compito di impiantare un’officina per la riparazione dei mezzi motorizzati. Nelle tragiche giornate successive alla rotta di Caporetto provvide in prima persona a mettere in salvo l’intero autoparco di Palmanova trasferendolo a Bologna. Nel marzo del 1918 fu destinato al comando del 4° autoparco della IV armata nella zona del Grappa.

Nel periodo trascorso al fronte sviluppò un grande interesse per la fotografia, documentando con uno stile personale alcune fasi del conflitto: immagini che hanno il dono dell’essenzialità e dell’immediatezza, non senza un fondo di ironia nei confronti degli alti comandi militari e di disincanto rispetto allo scarto netto che esiste tra le parole roboanti propaganda e la dura realtà quotidiana.

Il suo archivio fotografico, che include anche alcuni scatti di altri autori, è stato donato al Comune di Vignola dagli eredi Borsari-Bartoli insieme al fondo documentario che comprende il carteggio e gli scritti di Francesco Selmi. Comprende oltre 3.000 positivi, circa 1.600 negativi e una ventina di lastre fotografiche, di cui circa la metà riguardano la Grande Guerra.

La raccolta è stata interamente digitalizzata a cura dell’IBC Regione Emilia-Romagna e prossimamente sarà oggetto di un intervento di restauro e catalogazione.

In occasione del Centenario della Grande Guerra è stata realizzata la mostra Sguardi dal fronte: la Grande Guerra nel fondo fotografico Mario Borsari

 

Neri ferrovia panaroFondo fotografico Attilio Neri

Attilio Neri (1921-2009), medico, originario di San Secondo Parmense, è vissuto sempre a Vignola dall’età di tre anni. Dal 1951 al 1954 ha coperto la carica di sindaco della città. Scrittore ironico e originale, bibliofilo curioso e cultore della storia locale, si è occupato di lessicografia dialettale e ha pubblicato numerosi articoli, libri ed opuscoli di storia vignolese e varia cultura. Il suo Vocabolario del dialetto modenese è stato più volte ristampato da Arnaldo Forni editore.

Il fondo fotografico, donato dal dr. Neri nel 2002, comprende un’importante raccolta di fotografie e cartoline di Vignola e del suo territorio risalenti al secolo scorso: si tratta di un patrimonio di circa 4.000 immagini che documentano non solo lo sviluppo urbano e le trasformazioni della città a partire dagli inizi del Novecento fino ai giorni nostri, ma anche i momenti storici e politici più significativi e gli episodi memorabili della vita sociale che hanno caratterizzato la vita del paese.

Il fondo è stato interamente digitalizzato a cura dell’IBC in vista di una prossima catalogazione

Nel 2002 è stato pubblicato il cd rom Bianchi e neri: scatti d’epoca della collezione fotografica di Attilio Neri, edito dal Comune di Vignola, che contiene tutte le immagini del fondo in formato digitale.

 

ungarFondo librario Antonio Ungar

Costituito da un ricco lascito di oltre 1.100 tomi (di cui circa 200 antichi), alcuni dei quali chiosati e annotati meticolosamente, il fondo è pervenuto al Comune nel 1919 per lascito testamentario di Antonio Ungar (1884-1918), studioso e bibliofilo nativo di Fiume.

Studente universitario nella Bologna del Pascoli, fu insegnante di italiano presso la Scuola Tecnica Consorziale Iacopo Barozzi di Vignola, città a cui rimase particolarmente legato. Arruolatosi come volontario nella Grande Guerra, nel giugno del 1915 partì per il fronte. Morì tre anni dopo a Roma per una malattia contratta in trincea.

Si tratta di una piccola biblioteca personale, di ottima qualità, che rispecchia l’avventura intellettuale del suo possessore: in prevalenza comprende opere di materia letteraria, storica e filosofica, testi in italiano, francese, greco, tedesco (numerosi di argomento goethiano) e inglese, ma non mancano scritti di carattere scientifico e una modesta sezione dedicata alle arti figurative.

Il fondo, quasi interamente catalogato grazie a un intervento diretto della Soprintendenza per i Beni Librari e Documentari, è stato oggetto di uno studio approfondito pubblicato nella collana ERBA dell’IBC e curato da Andrea Menetti e Giovanna Delcorno: il volume, edito nel 2004 e intitolato Un lettore marginale: Antonio Ungar e la sua biblioteca, oltre a descrivere e analizzare il fondo librario, traccia un ritratto del giovane bibliofilo.

 

Fondo librario Antonio Zagnoli

Pervenuto al Comune nel 1974 per lascito testamentario di Antonio Zagnoli (1901-1974), sindaco di Vignola dal luglio 1945 all’aprile 1946 e direttore della locale Banca Popolare, il fondo comprende circa un migliaio di volumi tra cui figurano anche varie cinquecentine, seicentine e settecentine restaurate. Come nel caso di Ungar, si tratta di una piccola raccolta privata che riflette gusti e personalità del collezionista: oltre a comprendere i classici greci e latini, abbraccia parecchie discipline e include opere di carattere letterario, giuridico, storico e scientifico, nonché testi sacri e di erudizione teologica.

Anche questo fondo è stato parzialmente catalogato grazie a un intervento diretto della Soprintendenza.

 

gazzottiFondo musicale Luigi Gazzotti

Luigi Gazzotti (1886-1923), musicista, studiò al Liceo Musicale di Bologna dove conseguì il diploma di composizione nel 1913. Allievo del maestro Luigi Torchi, considerato uno dei padri della moderna musicologia italiana, ebbe come compagno di studi il bolognese Ottorino Respighi e fu in rapporti di amicizia con il romagnolo Francesco Balilla Pratella, autore del Manifesto dei musicisti futuristi.

La produzione artistica di questo compositore duttile e prolifico, legato ai valori musicali tradizionali, spazia dalla musica popolare a quella sacra, ma il suo interesse principale è rivolto al teatro d’opera. Numerosi sono infatti i drammi lirici da lui musicati, un paio dei quali furono messi in scena anche a Modena presso il Teatro Storchi tra il 1921 e il 1922: Lo zingaro cieco e Il campanaro di Camalò. Altro tema ricorrente nel suo repertorio sono le musiche ispirate da testi letterari, come i canti di Giacomo Leopardi (Il sabato del villaggio, Alla luna, Canto notturno) o le poesie di Gabriele D’Annunzio (La canzone della Diana).

Donato dalla madre del musicista vignolese nel 1938, il fondo comprende gli originali manoscritti delle sue composizioni (talune inedite), partiture a stampa dalle eleganti copertine liberty, album fotografici, lettere, ecc., conservati in un mobile proveniente dalla casa natale.

È interamente catalogato, fatta eccezione per i documenti fotografici e le lettere.